Asia in rosso, pesano tensioni geopolitiche e petrolio: Kospi crolla, Nikkei in forte calo

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Andrea Pelucchi

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Chiusura decisamente negativa per i mercati asiatici nella seduta del 3 marzo 2026, dominata da un marcato clima di avversione al rischio. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, con l’inasprirsi del confronto tra Stati Uniti, Israele e Iran e i timori per possibili ripercussioni sulle rotte energetiche strategiche, hanno innescato vendite diffuse sull’azionario dell’area.


A guidare i ribassi è stato il KOSPI, che ha chiuso intorno a 5.791,91 punti, in calo di circa il 7,2%, segnando una delle peggiori performance giornaliere degli ultimi mesi. Il listino sudcoreano, fortemente esposto ai flussi globali e sensibile ai comparti tecnologico e industriale, ha risentito della fuga dagli asset più rischiosi e del rialzo dei costi energetici. Vendite consistenti hanno colpito in particolare i grandi esportatori e i titoli legati alla manifattura.


In forte ribasso anche il Nikkei 225, che ha terminato gli scambi a 56.279,05 punti, in flessione di circa il 3,1%. Il mercato giapponese ha scontato sia l’aumento del prezzo del petrolio - con il Brent tornato in area 79-80 dollari al barile - sia l’apprezzamento del dollaro nelle fasi di stress, fattore che alimenta volatilità sui flussi valutari e sugli scambi internazionali. I settori più penalizzati sono stati quelli ciclici, dai trasporti alla tecnologia, mentre energia e difesa hanno mostrato maggiore tenuta relativa.


Più contenuta la correzione dell’Hang Seng Index, sceso di circa lo 0,3% in area 26.000 punti. Il listino di Hong Kong ha beneficiato di una maggiore selettività degli investitori e di un parziale sostegno ai titoli finanziari e infrastrutturali, pur restando inserito in un quadro di generale prudenza.


Andamento relativamente più stabile per il Shanghai Composite, che ha limitato le oscillazioni rispetto agli altri mercati dell’area, confermando una certa resilienza della piazza continentale cinese. Il mercato domestico appare meno esposto ai flussi speculativi internazionali e più sostenuto da dinamiche interne, anche se il sentiment globale resta un fattore di rischio.


Sul fronte macro, il rialzo delle quotazioni energetiche alimenta i timori di nuove pressioni inflazionistiche e di un possibile irrigidimento delle condizioni finanziarie a livello globale. In questo contesto, gli investitori hanno privilegiato asset rifugio come oro e obbligazioni governative, riducendo l’esposizione azionaria. Finché le tensioni internazionali e l’incertezza sulle forniture energetiche resteranno elevate, la volatilità è destinata a rimanere protagonista, con gli indici asiatici particolarmente sensibili a ogni segnale di escalation o distensione.


Andrea Pelucchi